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Menopausa ed altri disastri

Il ciclo di vita è caratterizzato da momenti critici che segnano il passaggio da una fase ad un’altra del nostro sviluppo, in cui cambiano ruolo, aspettative, aspetto: l’adolescenza e la menopausa sono sicuramente i più significativi. Non sempre è facile affrontare queste fasi senza un aiuto.

Mi è capitato spesso di ricevere richieste di terapia da donne che soffrivano di ansia e attacchi di panico: parlando poi della loro vita emergeva che stavano tutte attraversando la menopausa. Nessuna stava chiedendo esplicitamente supporto ad affrontare le difficoltà e i cambiamenti legati ad essa, tuttavia quei sintomi sembravano esprimere le preoccupazioni e il dolore legato a quella fase della loro vita e costituivano, allo stesso tempo, un problema che rendeva giustificabile e “ragionevole” la richiesta di aiuto, come se non lo fosse la menopausa, in quanto evento che fa naturalmente parte della vita e capita a tutte le donne.

Per quanto sia un evento “normale” nella vita delle donne, tuttavia la menopausa comporta una serie di cambiamenti importanti, per cominciare dal punto di vista fisiologico: alterazioni ormonali,  vampate, sbalzi d’umore, disturbi del sonno, osteoporosi, rallentamento del metabolismo con possibile aumento del peso, tachicardia, calo del desiderio. Questa sintomatologia da sola può già essere una considerevole fonte di distress.

A tutto ciò si associa , da un punto di vista psicologico, un cambiamento nel modo di vivere la femminilità: non solo bisogna accettare un corpo che cambia aspetto , ma che non “funziona” più come ha sempre fatto. Innanzitutto la menopausa è la fine dell’età fertile, della possibilità di procreare, qualità che , socialmente, è considerata costitutiva della donna. Per alcune donne questo può significare la fine stessa della femminilità, la perdita di un ruolo fondamentale. Si cade poi facilmente nella trappola di far coincidere la menopausa con l’inizio della vecchiaia, restringendo ulteriormente il panorama di prospettive e possibilità che una donna, a questo punto della sua esistenza, potrebbe ancora vedere. E diciamocelo: non si viene certo aiutate da un mondo mediatico dominato dalla giovinezza e dall’avvenenza. Ci si ritrova quindi a pensare in termini di “non sono più”, “non posso più”, “ormai”.

Non è difficile immaginare come un tale crollo dell’immagine di sé possa impattare sulla sessualità, sul desiderio, soprattutto sulla percezione di quanto si sia desiderabili: molte donne, sentendosi imbruttite, danno per scontato di venire percepite così anche dal partner, a cui tuttavia può essere molto difficile esprimere questi vissuti. L’altro , del resto, non è in grado di comprendere cosa stia accadendo e può sentirsi accusato ingiustamente, rifiutato senza motivo, escluso. I problemi relazionali e di comunicazione, in questa fase, possono acuirsi notevolmente. Spesso, quindi, può essere utile lavorare con la coppia, per favorire il dialogo e il superamento di questa fase in modo condiviso, creando anche nuove prospettive nella relazione di coppia.

Dare la possibilità di parlare liberamente e senza colpevolizzazioni della menopausa e di quanto sia difficile accettarla e affrontarla, aiuta a  ridurre notevolmente i sintomi ansiosi, poiché si perde in parte la loro utilità: non è più necessario stare male a causa dell’ansia , è possibile ammettere che è la menopausa il problema. Accompagnare la donna nella costruzione di un nuovo ruolo, aiutarla a scoprire nuovi modi di esprimere la femminilità, a conoscere e accettare un corpo che cambia, dei nuovi ritmi, ma quindi anche nuove caratteristiche, nuove risorse e possibilità, sono passaggi fondamentali nel percorso terapeutico con le donne che attraversano questa fase. Un periodo di cambiamento così intenso, se ben affrontato ed elaborato, può diventare, inoltre, occasione per promuovere svolte e nuove iniziative anche in altri ambiti della vita.

 

Saper chiedere fa la differenza

Quelle che seguono sono solo alcune delle richieste che  più frequentemente mi capita emergano nelle prime sedute: esprimono i bisogni più urgenti , le aspettative sul percorso e fanno intravedere già delle modalità di pensiero e interpretazione della realtà delle persone che fanno la coraggiosa scelta di intarprendere una terapia .

Banalmente, un percorso ha bisogno di almeno un punto di partenza chiaro e condiviso : la domanda e la sua analisi sono il nostro.

In alcuni casi è espressa limpidamente, in altri una prima parte del percorso consiste proprio nel fare chiarezza su quali siano effettivamente le richieste primarie , nel dare loro una forma, passando dalla descrizione statica di una situazione negativa e fonte di disagio ad una domanda che apra alla possibilità di cambiamento: molto semplicemente , è già in corso una considerevole evoluzione quando si passa dal porre la situazione come “L’altro non mi capisce” a “Vorrei che l’altro mi capisse” fino a chiedere “Cosa posso fare perchè l’altro mi capisca?” .

Ecco allora alcune delle richieste più o meno esplicite:

Sono normale?

Cosa devo fare?

Sono io che sbaglio?

E’ giusto così?

Vorrei che mi ascoltasse ( più abitualmente espressa con “Non mi ascolta”)

Vorrei che mi capisse

Come faccio a fargli/le capire che…?

Come faccio a fare in modo che l’altro cambi ?

Vorrei smettere di essere così arrabbiato/triste/ansiosa/ecc…

Nei prossimi post vorrei dare delle risposte, ma prima: aggiungereste qualche domanda?