Tag: #cambiamento

Il potere della parola ai tempi del covid-19

In questo periodo di crisi, di isolamento e , quindi in generale, di difficoltà,  noi psicologi ci siamo attivati tutti per fornire supporto a distanza, così da non interrompere le terapie in corso e poter dare sostegno a chi invece proprio in questo periodo sente il bisogno di chiedere aiuto e ricevere supporto. Perché senza dubbio questo periodo forza le convivenze, con noi stessi e con gli altri e ci priva allo stesso tempo di molte relazioni significative; il vuoto di attività e distrazioni ci espone  molto di più a pensieri ed emozioni che abitualmente magari riusciamo a trascurare: diventa importante quindi essere in grado di tenerli a bada e non farsene sopraffare, ma sarebbe controproducente continuare ad ignorarli. Diventa importante trovare un senso a questa situazione di clausura e fare il possibile perchè diventi invece un’occasione di apertura e preparazione al futuro: i periodi di crisi arrivano quando è necessario apportare dei cambiamenti , con l’obiettivo di evolvere e migliorare le risorse proprie e del contesto e quindi la qualità di vita. Per chi in ogni caso non può avvalersi dell’aiuto di un professionista ecco alcuni suggerimenti, che, pur non essendo minimamente comparabili all’utilità e alla profondità introspettiva e trasformativa di un percorso terapeutico, possono almeno aiutare ad evitare ruminazioni infeconde e ad indirizzarsi su riflessioni più costruttive. Sono strumenti semplici e quasi banali, ma alla portata di tutti.

Mai come in questo periodo la parola acquista potere: è pressocchè solo attraverso di essa che possiamo veicolare tutti i significati che prima potevamo passare attraverso i gesti e il contatto. Esprimere ciò che si prova a parole non è un atto spontaneo per tutti, potrebbe perciò tornare utile a molti tenere un diario, che svolge così una duplice funzione, introspettiva e comunicativa: prendersi del tempo per trovare le parole e dare nome e forma a ciò che si prova aiuta a mettere ordine nei propri pensieri, che iniziano a sembrare più governabili, anche perché li rendiamo visibili, quasi concreti. Argina il rimuginio e allo stesso tempo ci dà il tempo per dare voce con calma a qualcosa che potremo poi condividere con altri.

Per trovare le parole c’è un altro strumento di grande aiuto: i libri. La lettura ci accompagna in un viaggio dentro noi stessi, oltre che in mondi lontani e sconosciuti , da’ spesso voce ai nostri sentimenti, ci offre punti di vista alternativi, ci fa sentire meno soli con i nostri vissuti grazie a personaggi che provano quello che anche noi proviamo, ma lo interpretano e affrontano in modi diversi, che diventano quindi nuove prospettive e possibilità per la nostra stessa vita. Ci permette di continuare a viaggiare in paesi e culture lontane, conoscere nuove persone, proprio in un periodo in cui è materialmente impossibile farlo.  Nel più banale dei casi, leggere rimane comunque un’utile modo per svagarsi.

Leggere e scrivere aprono porte dentro e fuori di noi, ampliando il nostro spazio di espressione; alimentano il nostro lato immaginativo e creativo, che è davvero importante coltivare in questo periodo in cui sembra di essere bloccati nello spazio e nel tempo, in cui sembra che non ci sia nulla da fare oltre che pulire casa. Anche mettersi alla prova e sperimentare attività seppur piccole, ma che non avevamo mai provato, similmente ci aiuta in questo senso, fosse anche solo provare una nuova ricetta.

Se proprio non vogliamo proiettarci verso il futuro, possiamo fare un viaggio nel nostro passato , ma in quello dei momenti felici, che fa bene rievocare e rivivere, meglio ancora con chi ci sta vicino: quale momento migliore per riguardare ( e riordinare magari) le fotografie? E chissà che non ci facciano venire in mente di qualcuno che non sentiamo da un po’ e che finalmente abbiamo tutto il tempo di chiamare!

Questi sono solo alcuni suggerimenti per affrontare la quarantena nel modo più sereno possibile , senza perdere consapevolezza  e proattività. Potete trovare altri spunti di riflessione sulle mie pagine Facebook @StudioDottBerta o Instagram @emanuelabertapsicologapsicoter

 

Menopausa ed altri disastri

Il ciclo di vita è caratterizzato da momenti critici che segnano il passaggio da una fase ad un’altra del nostro sviluppo, in cui cambiano ruolo, aspettative, aspetto: l’adolescenza e la menopausa sono sicuramente i più significativi. Non sempre è facile affrontare queste fasi senza un aiuto.

Mi è capitato spesso di ricevere richieste di terapia da donne che soffrivano di ansia e attacchi di panico: parlando poi della loro vita emergeva che stavano tutte attraversando la menopausa. Nessuna stava chiedendo esplicitamente supporto ad affrontare le difficoltà e i cambiamenti legati ad essa, tuttavia quei sintomi sembravano esprimere le preoccupazioni e il dolore legato a quella fase della loro vita e costituivano, allo stesso tempo, un problema che rendeva giustificabile e “ragionevole” la richiesta di aiuto, come se non lo fosse la menopausa, in quanto evento che fa naturalmente parte della vita e capita a tutte le donne.

Per quanto sia un evento “normale” nella vita delle donne, tuttavia la menopausa comporta una serie di cambiamenti importanti, per cominciare dal punto di vista fisiologico: alterazioni ormonali,  vampate, sbalzi d’umore, disturbi del sonno, osteoporosi, rallentamento del metabolismo con possibile aumento del peso, tachicardia, calo del desiderio. Questa sintomatologia da sola può già essere una considerevole fonte di distress.

A tutto ciò si associa , da un punto di vista psicologico, un cambiamento nel modo di vivere la femminilità: non solo bisogna accettare un corpo che cambia aspetto , ma che non “funziona” più come ha sempre fatto. Innanzitutto la menopausa è la fine dell’età fertile, della possibilità di procreare, qualità che , socialmente, è considerata costitutiva della donna. Per alcune donne questo può significare la fine stessa della femminilità, la perdita di un ruolo fondamentale. Si cade poi facilmente nella trappola di far coincidere la menopausa con l’inizio della vecchiaia, restringendo ulteriormente il panorama di prospettive e possibilità che una donna, a questo punto della sua esistenza, potrebbe ancora vedere. E diciamocelo: non si viene certo aiutate da un mondo mediatico dominato dalla giovinezza e dall’avvenenza. Ci si ritrova quindi a pensare in termini di “non sono più”, “non posso più”, “ormai”.

Non è difficile immaginare come un tale crollo dell’immagine di sé possa impattare sulla sessualità, sul desiderio, soprattutto sulla percezione di quanto si sia desiderabili: molte donne, sentendosi imbruttite, danno per scontato di venire percepite così anche dal partner, a cui tuttavia può essere molto difficile esprimere questi vissuti. L’altro , del resto, non è in grado di comprendere cosa stia accadendo e può sentirsi accusato ingiustamente, rifiutato senza motivo, escluso. I problemi relazionali e di comunicazione, in questa fase, possono acuirsi notevolmente. Spesso, quindi, può essere utile lavorare con la coppia, per favorire il dialogo e il superamento di questa fase in modo condiviso, creando anche nuove prospettive nella relazione di coppia.

Dare la possibilità di parlare liberamente e senza colpevolizzazioni della menopausa e di quanto sia difficile accettarla e affrontarla, aiuta a  ridurre notevolmente i sintomi ansiosi, poiché si perde in parte la loro utilità: non è più necessario stare male a causa dell’ansia , è possibile ammettere che è la menopausa il problema. Accompagnare la donna nella costruzione di un nuovo ruolo, aiutarla a scoprire nuovi modi di esprimere la femminilità, a conoscere e accettare un corpo che cambia, dei nuovi ritmi, ma quindi anche nuove caratteristiche, nuove risorse e possibilità, sono passaggi fondamentali nel percorso terapeutico con le donne che attraversano questa fase. Un periodo di cambiamento così intenso, se ben affrontato ed elaborato, può diventare, inoltre, occasione per promuovere svolte e nuove iniziative anche in altri ambiti della vita.

 

Saper chiedere fa la differenza

Quelle che seguono sono solo alcune delle richieste che  più frequentemente mi capita emergano nelle prime sedute: esprimono i bisogni più urgenti , le aspettative sul percorso e fanno intravedere già delle modalità di pensiero e interpretazione della realtà delle persone che fanno la coraggiosa scelta di intarprendere una terapia .

Banalmente, un percorso ha bisogno di almeno un punto di partenza chiaro e condiviso : la domanda e la sua analisi sono il nostro.

In alcuni casi è espressa limpidamente, in altri una prima parte del percorso consiste proprio nel fare chiarezza su quali siano effettivamente le richieste primarie , nel dare loro una forma, passando dalla descrizione statica di una situazione negativa e fonte di disagio ad una domanda che apra alla possibilità di cambiamento: molto semplicemente , è già in corso una considerevole evoluzione quando si passa dal porre la situazione come “L’altro non mi capisce” a “Vorrei che l’altro mi capisse” fino a chiedere “Cosa posso fare perchè l’altro mi capisca?” .

Ecco allora alcune delle richieste più o meno esplicite:

Sono normale?

Cosa devo fare?

Sono io che sbaglio?

E’ giusto così?

Vorrei che mi ascoltasse ( più abitualmente espressa con “Non mi ascolta”)

Vorrei che mi capisse

Come faccio a fargli/le capire che…?

Come faccio a fare in modo che l’altro cambi ?

Vorrei smettere di essere così arrabbiato/triste/ansiosa/ecc…

Nei prossimi post vorrei dare delle risposte, ma prima: aggiungereste qualche domanda?