A chi non è mai capitato di non dormire, di non riuscire a star fermo, di sudare, di avere lo stomaco chiuso prima di un esame, di un importante colloquio di lavoro o di un’occasione speciale? Vogliamo parlare delle sale d’attesa fuori la sala parto?

L’ansia è innanzitutto un’emozione del tutto naturale: è una reazione ad una situazione particolare, potenzialmente pericolosa, ed è limitata nel tempo. Nello specifico, è l’adeguata reazione di preparazione ad una situazione imprevista, provarla ci mette in allerta e avvisa gli altri del nostro stato d’animo e del possibile pericolo.

Quando però diventa un sentimento costante e prolungato nel tempo, a prescindere da un’ effettiva fonte di pericolo, è allora che possiamo considerarla un problema, allora smette di essere utile e diventa disfunzionale: invece di prepararci alla soluzione e all’ azione, ci fa disperdere energie e risorse e addirittura ci paralizza; invece di dare informazioni alle persone intorno a noi, li confonde e li spiazza. Tuttavia, per quanto inspiegabile e apparentemente immotivata, anche l’ansia patologica è una reazione e anch’essa svolge una funzione.

Iniziamo intanto a considerare i cambiamenti socio-culturali: la vita è molto più instabile e imprevedibile e i ritmi molto più frenetici, sono sfumate molte certezze e capisaldi che contraddistinguevano la vita fino a solo un ventennio fa. Di fatto dobbiamo tollerare un livello molto più elevato di dubbi e ambiguità, mantenendo comunque un livello di prestazioni alto.

A livello individuale, invece, la causa scatenante può essere difficile da individuare o ammettere, perchè contrasta con l’immagine che abbiamo di noi o che hanno gli altri o è incompatibile con un nostro ruolo o non è socialmente accettabile : può accadere che una persona che si senta privata del controllo nella sua vita domestica e nelle relazioni familiari o ne sia insoddisfatta, manifesti stati d’ansia e attacchi di panico quando si ritrova da sola in luoghi pubblici o quando deve guidare. Altre volte il problema invece può essere la perdita del lavoro o il percepire la propria posizione lavorativa come non adeguata, ma immutabile. La percezione di non poter cambiare la situazione, la difficoltà a trovare significatività e soddisfazione sono la fonte di pericolo invisibile e l’ansia che ne consegue viene rimossa, spostata, espressa in contesti che non sono quelli veramente all’origine del malessere. Ancora, soprattutto nei casi in cui si ha difficoltà a riconoscere le proprie emozioni ed entrare in contatto con esse, il disagio si può esprimere attraverso il corpo, con le cosiddette somatizzazioni.

Siamo un sistema complesso , un’ unità che è più della somma delle sue parti, continuamente connessi con l’esterno in un circolo continuo di causa-effetto. E’ inutile, quindi, cercare di comprendere e risolvere i problemi di ansia senza prendere in considerazione il contesto culturale, socio-economico e ambientale in cui la persona vive e senza valutare e modificare il livello di benessere psico-fisico. Naturalmente la mia visione è considerevolmente condizionata dal mio approccio, che è quello sistemico-relazionale e che interpreta i disturbi come la comunicazione di un problema esistente entro dinamiche complesse; non hanno a che fare solo con l’individuo e svolgono una funzione, molto spesso di mantenimento di una situazione predefinita di equilibrio, anche se precario e poco “sano”. Stare male purchè tutto rimanga sempre immobile, ma prevedibile: l’ansia è persino coerente in un contesto simile!

Il lavoro psicologico quindi , prima di tutto, vuole capire a cosa serve l’ansia in quello specifico contesto, chi coinvolge (inevitabilmente interessa anche i membri della famiglia e le persone, più o meno vicine, con cui ci relazioniamo) , come si è arrivati ad aver bisogno proprio di quel problema e per comunicare cosa . Comprendere il significato dell’ansia è il primo passo per sentirsi di nuovo più in controllo della situazione. Rende più facile e , in certi casi fa sentire legittimo, entrare in contatto con le proprie emozioni e iniziare a verbalizzarle: l’ansia assume svariate sfumature, si accompagna a molte altre emozioni, più piccole, più contenibili, che più facilmente sentiamo di padroneggiare e che possono aiutarci a prevenire gli stati d’ansia o ad affrontarli. Non sono uguali per tutti, ma per tutti possono diventare una risorsa utile verso il benessere.

Si passa poi ai pensieri , al modificare le percezioni, le aspettative, per poter cambiare comportamenti, abitudini e di conseguenza anche dinamiche relazionali non soddisfacenti o non utili ad un buon equilibrio.

Si cerca di trovare nuovi significati e scopi nella propria vita, di avere una nuova comprensione di ciò che ci accade e di ciò che si sta facendo, sentendoci artefici delle scelte, predisponendoci così a coltivare e accrescere la stima di noi stessi e la percezione di avere potere nella nostra vita. Scoprire nuove risorse o valorizzare quelle che nemmeno ci accorgiamo di avere, allenarci a trovare nuove strategie di copying e sentirsi più flessibili e capaci di fronteggiare situazioni disparate , tutto questo abbassa significativamente il rischio di disturbi di ansia.

Spesso questo percorso di conoscenza e cambiamento può sembrare lungo e faticoso , sicuramente non si sa che cosa aspettarsi: accompagnarlo a pratiche più corporee e “pronte all’uso” , che ci permettano da subito di vedere dei risultati , aiuta e incentiva a proseguire sulla strada della cura di sé ed è, in ogni caso, un modo iniziale ed efficace per gestire i sintomi dell’ansia.

Come tutte le emozioni, anche l’ansia ha una manifestazione fisica: lo stomaco che si chiude, il respiro affannoso, la sudorazione aumentata, i giramenti di testa, la tensione muscolare: il corpo è il nostro primo strumento di espressione e comunicazione, con noi stessi e con gli altri.

Ed è proprio attraverso il corpo che possiamo moderare la sensazione di ansia in prima istanza: la chiusura corporea invia al cervello un messaggio di allerta, che aumenta ulteriormente lo stato d’allarme e tensione. Rilassando la muscolatura invece, si blocca questo circolo vizioso, inviando al cervello un segnale di calma. Aprire la cassa toracica, abbassare le spalle , distendere il collo, respirare profondamente, farlo con consapevolezza, lentezza e concentrazione: questi sono i primi passi per riprendere contatto e controllo di ciò che stiamo provando. Tecniche di rilassamento, training autogeno, mindfulness, meditazione, yoga sono tutte attività che possono essere di grande aiuto nella gestione dei sintomi dei disturbi d’ansia.

La respirazione profonda è il metodo più noto e diffuso: scegliete un angolo tranquillo, in cui nessuno potrà disturbarvi per almeno 5 minuti, in cui la luce sia soffusa, sedetevi comodi, allungate la schiena e il collo abbassate le spalle. Inspirate dalla pancia, contando fino a quattro ed espirate contando fino a sei e visualizzate il flusso dell’aria che sale dal basso verso l’alto e viceversa. Il semplice gesto di prendervi del tempo per voi farà già la differenza.

Altre tecniche d’emergenza, che inviano e rinforzano segnali di calma, sono impegnarsi a parlare lentamente a voce bassa , sorridere e aumentare la salivazione, masticando una gomma, ad esempio: sono soluzioni superficiali, ma già notare un miglioramento con gesti così semplici , aiuta a rendersi conto di quanto possiamo essere determinanti e responsabili del nostro benessere psicofisico.

Le manifestazioni d’ansia sono una richiesta di cura, un segnale che ci manca qualcosa di cui abbiamo bisogno per sentirci bene: è una richiesta che facciamo prima di tutto a noi stessi, a cui possiamo rispondere su più fronti: la psicoterapia è certamente il più efficace e completo.